L’articolo 1 dei Babbi Natale

Articolo di riferimento: Francesco Cancellato, “Le piccole banche erano marce e abbiamo fatto finta di niente”, Linkiesta, 10/12/2015

Quella sera Babbo Supremo entrò nella sua stanza, si avvicinò a passi lenti alla poltrona, allentò la cintura nera, ogni anno più stretta, e si lasciò cadere pesantemente. Fuori i fiocchi di neve cadevano copiosamente, solitamente adorava incantarsi a guardarli scendere, ma quella sera non aveva nemmeno la forza di alzarsi e andare alla finestra. Continua a leggere

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La Carotite

Articolo di riferimento: Francesco Cancellato, Linkiesta, “Il grande bluff”

PARTE PRIMA

Il lupo Grigione, affamato come un lupo, si muoveva nel bosco con passo lento e solenne. Era a caccia, il lupo Grigione, e quando il lupo Grigione cacciava era implacabile, nessuna preda gli sfuggiva. E neppure oggi si sarebbe lasciato sfuggire il tasso di cui aveva annusato nell’aria la presenza. Lo avvertiva sempre più vicino, e più si avvicinava più la fame in lui cresceva. Silenzioso, seguiva le tracce del tasso convinto di trovarselo di fronte da un momento all’altro. Ed eccolo, dietro un cespuglio, il tasso che lo avrebbe saziato per tutta la giornata. Si preparò all’assalto, sapeva che il tasso avrebbe tentato la fuga, perciò doveva valutare preventivamente dove si sarebbe diretto. Decise perciò di avvicinarsi ancora prima di attaccarlo, per costringerlo a scappare verso il grande sasso, dove lo avrebbe intrappolato facilmente.

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L’eredità dell’orso

Articolo di riferimento: Francesco Cancellato, Linkiesta “L’eredità di Michele Ferrero? Non è la Nutella”

Quando l’Orso Sunnu arrivò al villaggio degli orsi, era una bella sera di maggio e la luna in cielo era talmente luminosa che una grande ombra si allungava dietro di lui. Si sistemò in una casetta un po’ isolata, che da tempo non era abitata. Nessuno lo aveva visto arrivare, perchè tutti gli orsi del villaggio dormivano nelle loro abitazioni.
Così, la mattina seguente, quando lo videro lavoricchiare attorno alla sua nuova casa, tutti gli orsi si chiesero chi fosse il loro nuovo compaesano. Nessuno lo aveva mai visto, e probabilmente veniva da lontano, perchè aveva un’aria strana e un aspetto un po’ differente dal loro. Qualcuno andò a dargli il benvenuto, qualcuno andò a chiedergli da dove venisse, altri semplicemente aspettavano, dietro alle finestre, di ricevere notizie sul nuovo arrivato. Continua a leggere

Le formiche e la pioggia

Articoli di riferimento: Francesco Cancellato, Linkiesta “Dieci motivi per credere nella ripresa in Italia”Francesco Cancellato, Linkiesta, “La nuova stagione dei consumi low cost”

Nei cunicoli del formicaio, tutte le formiche attendevano trepidanti notizie dalla superficie. Erano tutte in file ad aspettare. Da cinque giorni ormai non si usciva per la pioggia incessante e con la pioggia è troppo pericoloso uscire. Basta una goccia per uccidere dieci formiche. Ma c’erano le dispense di riempire, il formicaio da sistemare, i nuovi scavi da completare. Soprattutto c’era tanta voglia di tornare all’aria aperta, di fare un giretto, di cercare semini, foglioline, bricioline. C’era tanta voglia di uscire a lavorare.

Il Sommo Pu, Comandante in Capo delle TRUCCU (Truppe di Controllo delle Condizioni di Uscita), con un broncio lungo che sembrava non finire mai e l’antipatia che tutti gli riconoscevano, si affacciò con cautela in superficie, con le antenne rivolte gravemente verso il basso. Tutti sotto, trattenevano il fiato e pensavano “Daidai, speriamo che non piova, speriamo che non piova, speriamo che non piova”.

“Piove!!!!!”, tuonò il Sommo Pu con la sua voce cavernosa che non ammetteva repliche. “Nooooooooo”, pensarono tutti gli altri, lo pensarono solo, perché non si poteva dirlo, il Sommo Pu non voleva che si commentassero mai le sue parole. Il sommo Pu, aiutato dai formiconi della sua scorta, ridiscese nei cunicoli e tutti tornarono alle loro noiose attività, tristi e sconsolati. Continua a leggere

Lo sciacallo tatuato

Articolo di riferimento: Massimo Gramellini “Con un poco di zucchero” – La Stampa

C’era una volta una grande montagna, chiamata “Montagna grande”, che sorgeva proprio al centro della foresta piccola, chiamata “Piccola foresta”. Il re di “Piccola foresta” era ovviamente un leone, e si chiamava Olione. Olione era famoso tra tutti i leoni perché aveva inventato la Scarpinata Tramontona: ogni anno, al solstizio d’estate, tutti gli animali della foresta lo seguivano sulla vetta di “Montagna grande” per ammirare il più bel tramonto d’estate.
Da giovane era stato un gran camminatore Olione, e proprio grazie a questa sua passione aveva ideato questa iniziativa, a cui erano invitati tutti gli animali della foresta. E partecipavano proprio tutti, ovviamente, nessuno si sognava neppure lontanamente di sembrava scortese con il re, rifiutando un invito tanto sentito.
Era proprio uno spettacolo vederli, tutti in fila dietro Olione: elefanti e rinoceronti, giraffe e antilopi, leopardi e ippopotami, scimpanzè e gnu. E ultimo, sempre ultimo, lo sciacallo tatuato. Continua a leggere

La strega Mallana


Articoli di riferimento: Massimo Gramellini “La cittadina e la strega” – La Stampa; Luca Telese “Veline politiche? Grillo ha torto, ma anche ragione”

Le illustrazioni sono di Brigitta Ricci

Illustrazione di Brigitta Ricci - diritti riservati

Illustrazione di Brigitta Ricci – diritti riservati

C’era una volta una strada, una bella stradina dolce e piacevole che collegava due città, Garaverra, che si ergeva sulla cima di un colle e Nelebba-Bà, che si affacciava sul mare. Tra le due città, attraversato dalla stradina, c’era il bosco di Quacciaquaccia, un bosco ricco di alberi bellissimi e animali variopinti, ma proprio fitto e impenetrabile. Non fosse stato per la stradina, nessuno sarebbe stato in grado di attraversarlo.
E invece, grazie alla stradina, che, secondo la leggenda era stata aperta da una fata con una magia, gli abitanti di Garaverra e Nelebba-Bà potevano scambiarsi pesci e funghi, conchiglie e mele, sale e acqua dolce.
Le due città erano felici, e buona parte della loro felicità era dovuta proprio alla presenza della strada, che permetteva lo scambio di merci, ma anche scambi di pareri, di opinioni, di consigli. E, talvolta, di amori: tanti erano i matrimoni tra gli abitanti delle due città.
Ma c’era anche una volta una strega che si chiamava Mallana. Era una strega molto potente, ed era anche molto, molto cattiva e infine era molto, molto, molto brutta.
Viveva nel bosco di Quacciaquaccia , lontana da tutto e da tutti.
A Garaverra si raccontava che fosse nata a Nelebba-Bà, mentre per gli abitanti di Nelebba-Bà era certamente di origine garaverriana. Su una cosa sola tutti erano d’accordo: nessuno la voleva. E quando si presentava in una delle due città, veniva sempre scacciata a malo modo. Forse dava fastidio tanto era potente, probabilmente spaventava tanto era cattiva, ma certamente veniva scacciata prima di tutto per la sua bruttezza.
Mamma mia, quant’era brutta! Continua a leggere

Le corna dell’alce

C’era una volta una lepre, che se ne girellava tranquilla ai margini del bosco. Fu un attimo, e si ritrovò circondata dal branco di Rufus, sette lupi terribili e sempre affamati guidati dal sanguinario Rufus. La lepre, veloce e agile, scappò saltellando tra i lupi che si gettarono al suo inseguimento. Col cuore in gola, sentiva che i sette lupi le erano sempre più vicini, avvertiva il loro ansimare.
Riuscì a passare in un cespuglio, poi a infilarsi nella boscaglia, facendo perdere le sue tracce.
Per il momento, era al sicuro, ma sapeva che, con il suo infallibile fiuto, Rufus l’avrebbe trovata e presto si sarebbe trovata ancora circondata dai lupi. Doveva inventarsi qualcosa.
Proprio in quel momento comparve un’alce, enorme, maestosa e con due corna che sembravano due alberi, tanto erano grandi.

“Alce, mi devi aiutare”, disse la lepre con il fiatone.
“Hai la tosse, lepre?”, rispose l’alce, sentendo che la lepre respirava male.
“No, alce, mi stanno inseguendo i sette lupi del branco di Rufus”.
L’alce alzò un sopracciglio. I sette lupi del branco di Rufus. Caspita! Continua a leggere